Materie prime

Xi Jinping decide il 10 novembre sul tungsteno, prezzo x8: quanta Cina c’è nei tuoi ETF?

Scade la tregua sulle terre rare tra Cina e Stati Uniti e Pechino non ha ancora firmato una proroga. Il tungsteno costa otto volte più di inizio 2025 e i titoli minerari cinesi corrono: ecco perché la cosa riguarda anche chi ha un ETF su Cina, materie prime o chip.

Miniera di terre rare e metalli strategici in Cina Google DiscoverSegui giocareinborsa.net su Google DiscoverSeguici su Google Discover
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Il calendario segna una data che a Pechino conoscono bene: 10 novembre. Quel giorno scade formalmente la tregua sulle terre rare concordata un anno fa tra Cina e Stati Uniti. E Xi Jinping non ha ancora messo nero su bianco una proroga ufficiale.

Perché dovrebbe interessarti? Perché dietro quella data ci sono i metalli che finiscono nei microchip, negli utensili e nei missili. E, di riflesso, in parecchi ETF che i risparmiatori italiani tengono in portafoglio senza pensarci troppo.

Il numero che colpisce riguarda il tungsteno. Il prezzo del concentrato, l’APT, è passato da circa 331 dollari per tonnellata a inizio 2025 a quasi 1.900 dollari. Un rialzo di circa otto volte in meno di due anni.

In Borsa la corsa è già partita. Nella classifica dei migliori a 7 giorni di Giocareinborsa.net guidano Xiamen Tungsten con +14,7% e Shenghe Resources con +9,5%. Due nomi cinesi che fino a ieri quasi nessuno conosceva.

Pechino e il tungsteno: perché il 10 novembre pesa così tanto

Facciamo un passo indietro. A novembre 2025 Cina e Stati Uniti avevano trovato un accordo: Pechino sospendeva le restrizioni sull’export di terre rare, Washington allentava la pressione commerciale. Quella sospensione dura dodici mesi e scade, appunto, il 10 novembre 2026.

C’è però un dettaglio che tiene i mercati col fiato sospeso. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che l’estensione della tregua commerciale di fine settembre copre anche i controlli cinesi sulle terre rare. La nuova scadenza sarebbe il 10 gennaio 2027.

Il punto è che lo dice Washington, non Pechino. Finché la Cina non pubblica una proroga ufficiale, gli investitori preferiscono mettere in conto il rischio di un nuovo giro di vite. Da qui il rally dei titoli minerari cinesi nelle ultime sedute.

Il motivo per cui la Cina ha il coltello dalla parte del manico sta nei numeri. Secondo The Motley Fool controlla il 70% dell’estrazione mondiale di terre rare e il 90% della lavorazione. Sul tungsteno è anche peggio: nel 2025 ha prodotto 67.000 delle 85.000 tonnellate estratte nel mondo, circa l’80%.

E il rubinetto è stretto. Pechino ha autorizzato solo 15 aziende a esportare tungsteno nel biennio 2026-2027. Poche mani, tanto potere: basta questo per spiegare perché il prezzo è esploso.

Gli Stati Uniti provano a correre ai ripari. MP Materials ha ottenuto un accordo decennale con il governo americano su un prezzo minimo garantito. USA Rare Earth ha ricevuto fino a 1,6 miliardi di dollari dal CHIPS Act per costruire una filiera interna, dalla miniera al magnete. Ma una filiera non si costruisce in un anno.

Tungsteno e terre rare: quanta Cina c’è davvero nei tuoi ETF

Veniamo a te. Se hai in portafoglio un ETF sulla Cina, questa partita la stai già giocando. L’Amundi MSCI China Tech UCITS ETF, Amundi MSCI China Tech UCITS ETFCC1257,20 €▲ +2,98%Amundi MSCI China Tech UCITS ETFCC1257,20 €▲ +2,98%L'Amundi MSCI China Tech UCITS ETF replica fisicamente l'indice MSCI China Tech IMI All Share Stock Connect Filtered: l'ecosistema tecnologico cinese Apri la scheda →, ha fatto +8,1% in 7 giorni, a 257,2 euro. Resta però a -17,6% su 12 mesi: l’onda di interesse per i titoli cinesi strategici non ha ancora cancellato un anno difficile.

La stessa lezione arriva da Shenghe Resources. In una settimana ha guadagnato il 9,5%, ma a 12 mesi segna ancora -27,6%. Tradotto: chi aveva messo 1.000 euro su quel titolo un anno fa oggi ne ha circa 724, nonostante il rimbalzo degli ultimi giorni.

Xiamen Tungsten racconta una storia più tranquilla. A 37,9 yuan vale il 14,7% in più di sette giorni fa e il +6,8% rispetto a un anno fa. È il titolo che più direttamente respira l’aria del prezzo del tungsteno.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia, e qui tocca a chi ha un ETF sui chip. Nella stessa classifica a 7 giorni del sito, l’Amundi Global Memory Chips, Amundi Global Memory Chips UCITS ETFUNIC14,83 €▼ -5,90%Amundi Global Memory Chips UCITS ETFUNIC14,83 €▼ -5,90%L'Amundi Global Memory Chips UCITS ETF — in precedenza noto come Amundi MSCI Disruptive Technology — replica oggi l'indice Solactive Global Memory ChiApri la scheda →, ha perso il 15,2%. Soitec -15,2%, Teradyne -15,3%, Intel -36,7%. Materie prime care e tensioni commerciali pesano prima di tutto su chi quei metalli li deve comprare.

Il riflesso non finisce in Borsa. Il tungsteno sta dentro punte da trapano, utensili industriali, componenti per microchip e armamenti. Quando la materia prima costa otto volte tanto, il conto prima o poi lo paga chi produce e chi compra. Anche per questo i governi occidentali si muovono con tanta fretta.

Se invece hai un classico ETF mondiale, l’effetto è diluito ma non assente. Le terre rare e il tungsteno entrano nella catena di fornitura di auto, elettronica e difesa, cioè di settori che pesano molto negli indici globali. Non è un rischio da ignorare, ma nemmeno da drammatizzare.

Cosa guardare nelle prossime settimane? Primo: una comunicazione ufficiale di Pechino intorno al 10 novembre, che confermi o smentisca la scadenza spostata al 10 gennaio 2027. Secondo: il prezzo del tungsteno APT, già vicino ai 1.900 dollari per tonnellata. Terzo: la tenuta del rally di Xiamen Tungsten e Shenghe Resources, che hanno corso tanto in pochi giorni.

Una cosa resta chiara: un metallo di cui quasi nessuno parla può muovere i tuoi risparmi più di tanti titoli famosi. I rendimenti passati, su questo tema più che mai, non garantiscono quelli futuri.

Avvertenza. Contenuto a scopo informativo, non è consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Investire comporta rischio di perdita del capitale. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.