Il rame non è mai costato così tanto. L’8 settembre, alla Borsa dei metalli di Londra, ha toccato i 14.728 dollari a tonnellata: è il prezzo più alto di sempre. In un anno è salito di oltre il 44%.
Perché dovrebbe interessarti? Perché il rame è ovunque: nei cavi di casa, nelle auto elettriche, nei caricabatterie, nei computer. Quando sale lui, prima o poi salgono i costi di molte cose che compriamo. E chi ci ha investito per tempo sta raccogliendo risultati importanti.
Un numero rende l’idea. Chi un anno fa avesse messo 1.000 euro nel più grande ETF europeo sulle società che estraggono rame, oggi si ritroverebbe con circa 1.731 euro. Un guadagno del 73% in dodici mesi.
E anche chi non ha mai pensato alle miniere potrebbe esserne toccato. I grandi fondi azionari globali, quelli che molti usano per i piani di accumulo, hanno in portafoglio colossi minerari come BHP e Rio Tinto. Un pezzetto di questa storia, insomma, è già nei risparmi di tanti.
Cosa è successo al rame: la miniera allagata in Indonesia
La corsa è partita da un incidente. A inizio settembre un’enorme colata di fango, circa 800 mila tonnellate, ha invaso le gallerie della miniera di Grasberg, in Indonesia.
Grasberg non è una miniera qualunque: è la terza al mondo per produzione di rame. Resterà quasi ferma almeno fino a dicembre. Il rame che verrà a mancare supera quello che una grande miniera cilena come Collahuasi produce in un anno intero.
Il mercato ha reagito in pochi giorni. Meno rame disponibile e stessi compratori: il prezzo è schizzato verso l’alto.
Non a caso gli esperti lo chiamano «Dottor Rame»: il suo prezzo è considerato un termometro dell’economia. Stavolta però la febbre non dipende da un boom dei consumi. Dipende dal fatto che di rame, semplicemente, ce n’è meno.
Una curiosità: la società proprietaria della miniera, l’americana Freeport-McMoRan, in Borsa non è crollata. Anzi, nell’ultimo mese il titolo è salito e oggi vale circa 71,5 dollari. Il motivo è semplice: vende a prezzi record il rame delle altre sue miniere.
C’è poi un problema più profondo, che non si risolve in pochi mesi. Il mondo chiede sempre più rame. I data center dell’intelligenza artificiale, da soli, ne useranno circa 475 mila tonnellate nel 2026. Nel 2025 erano 110 mila: più di quattro volte tanto.
Aprire una miniera nuova, però, richiede molti anni. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, di questo passo nel 2035 mancherà circa un quarto del rame necessario.
Infine ci sono i dazi. Gli Stati Uniti stanno valutando una tassa del 15% sul rame importato dal 1° gennaio 2027, che potrebbe salire al 30% nel 2028. Molte aziende americane stanno facendo scorta adesso, e questo spinge i prezzi ancora più su.
Come si investe sul rame: società minerarie o metallo, due strade diverse
Per un piccolo investitore le strade sono due. La prima è puntare sulle società che estraggono il rame tramite un ETF: un solo strumento che contiene decine di aziende minerarie. Il più grande in Europa è il Global X Copper Miners (Global X Copper Miners UCITS ETFCOPX58,95 €▼ -0,89%
Global X Copper Miners UCITS ETFCOPX58,95 €▼ -0,89%Il Global X Copper Miners UCITS ETF replica fisicamente l'indice Solactive Global Copper Miners: le società di tutto il mondo attive nell'esplorazioneApri la scheda →), salito del 73,1% in un anno.
Dentro ci sono nomi come Hudbay Minerals, Teck Resources e BHP. Fondi simili di iShares e Sprott hanno fatto numeri vicini, tra il +66% e il +73%.
La seconda strada è seguire direttamente il prezzo del metallo con un ETC, cioè uno strumento quotato in Borsa che replica l’andamento di una materia prima. Il più usato è il WisdomTree Copper (WisdomTree CopperCOPA49,49 €▲ +0,34%
WisdomTree CopperCOPA49,49 €▲ +0,34%WisdomTree Copper è un ETC (Exchange Traded Commodity), non un fondo UCITS: replica sinteticamente l'indice Bloomberg Copper, che segue i contratti fuApri la scheda →): +44,6% in un anno, e +5,3% solo nell’ultima settimana.
Due avvertenze pratiche. La prima sui costi: l’ETF sulle società minerarie costa lo 0,55% l’anno, l’ETC lo 0,49%. La seconda sul funzionamento: l’ETC non compra rame fisico ma contratti sul prezzo futuro del metallo, quindi il suo risultato può discostarsi un po’ da quello del rame.
C’è poi il cambio. Il rame si paga in dollari, e nell’ultimo anno il dollaro ha dato una mano a chi investe in euro. Lo dimostra la versione dello stesso ETC che neutralizza il cambio: ha reso il 37,2%, circa sette punti in meno.
Perché le società minerarie hanno guadagnato quasi il doppio del metallo? Perché i loro costi restano più o meno fissi: se il rame sale del 40%, i loro profitti possono salire molto di più. Ma attenzione, vale anche al contrario: se il rame scende, le azioni minerarie di solito scendono più del metallo.
Nessuno sa se la corsa continuerà. I guadagni del passato non garantiscono quelli futuri, e dopo un rialzo del genere gli scossoni sono normali.
Nelle prossime settimane conviene guardare tre cose. I tempi di riapertura di Grasberg: Freeport darà aggiornamenti con i conti di ottobre. La decisione americana sui dazi. E le scorte di rame nei magazzini di Londra: più scendono, più il mercato resta teso.

