Le terre rare hanno smesso di volare. MP Materials, la società americana che estrae e lavora questi metalli in California, ha chiuso lunedì 28 settembre a 46,75 dollari, in calo del 2,81%. In un mese il titolo ha perso il 21%. Il motivo non è un crollo dei conti, ma una buona notizia diplomatica: Stati Uniti e Cina hanno prolungato la tregua commerciale fino a gennaio.
Perché dovrebbe interessarti? Perché le terre rare sono dentro il tuo telefono, nei motori delle auto elettriche e nelle turbine eoliche. E perché negli ultimi mesi molti risparmiatori hanno comprato titoli ed ETF sui metalli critici pensando a una guerra commerciale senza fine. Ora quella scommessa presenta il conto.
Il numero che colpisce arriva dall’Asia. Xiamen Tungsten ha perso l’11,3% in sette giorni, Shenghe Resources l’8,7%. Sul nostro sito occupano, insieme a MP Materials con il suo -9,0% settimanale, le ultime posizioni tra le schede peggiori della settimana. Tre società, due continenti, la stessa storia.
Il paradosso è evidente. La pace tra le due superpotenze, che fa bene a quasi tutti i mercati, fa male proprio a chi aveva puntato sulla tensione. Le terre rare erano diventate un’arma negoziale, e un’arma che non serve più vale meno.
MP Materials e la tregua USA-Cina: perché la pace pesa sulle terre rare
Per capire la discesa bisogna ricordare la salita. Il 4 settembre Reuters raccontava che alcuni fornitori cinesi di terre rare avevano smesso di spedire negli Stati Uniti per timore di ritorsioni da parte di Pechino. Uno scenario da corsa agli approvvigionamenti, che aveva spinto in alto i produttori occidentali.
Poi è arrivata la proroga della tregua fino a gennaio e il vento è cambiato. Il 24 settembre, secondo Investing.com, Shenghe Resources cedeva il 2,1% in Asia, mentre China Rare Earth Nonferrous Metals e China Northern Rare Earth Hi-Tech perdevano l’1,1% ciascuna. A Wall Street, riporta Yahoo Finance, USA Rare Earth ha lasciato sul terreno il 4%, MP Materials il 5% e Critical Metals ha chiuso in rosso.
Il punto è che il business di MP MaterialsMP45,15 $▼ -2,81%
MP MaterialsMP45,15 $▼ -2,81%Cap.9,09 Mld $P/E770,50Div.0,00%MP Materials Corp. è il principale produttore di terre rare degli Stati Uniti: gestisce la miniera di Mountain Pass in California, una delle più grandApri la scheda → non si è fermato. La società gestisce la miniera di Mountain Pass e l’impianto per magneti Independence a Fort Worth, in Texas. Nel secondo trimestre 2026 ha registrato ricavi per 108,5 milioni di dollari, in crescita dell’89% rispetto a un anno prima. Numeri solidi, che però erano già stati prezzati con abbondante anticipo.
Oggi la scheda del sito indica MP Materials a 45,145 dollari, ancora più in basso della chiusura di lunedì. Ma attenzione alle proporzioni: Yahoo Finance sottolinea che il titolo resta su livelli elevati su base annua nonostante la frenata. Lo stesso vale per Xiamen Tungsten, che pur perdendo l’11,3% in una settimana conserva un +50,9% a dodici mesi.
Diverso il caso di Shenghe Resources, che oltre al -8,7% settimanale mostra un -9,1% negli ultimi dodici mesi. Non tutte le terre rare hanno corso allo stesso modo, e non tutte scendono dallo stesso piano. In gergo si parla di premio geopolitico, cioè il sovrapprezzo che il mercato paga per la paura. Quando la paura si attenua, il sovrapprezzo evapora.
Terre rare nel tuo portafoglio: chi ha comprato quando e cosa cambia adesso
Mettiamola in pratica. Chi avesse investito 1.000 euro in MP Materials un mese fa oggi si ritroverebbe con circa 790 euro, al netto dei cambi. Un calo del 21% in trenta giorni è pesante per qualunque risparmiatore, soprattutto se il titolo era stato comprato sull’onda dei titoli di giornale.
La data d’ingresso fa tutta la differenza. Chi ha in portafoglio Xiamen Tungsten da un anno è ancora avanti di oltre il 50% nonostante la settimana nera. Chi è entrato a settembre, invece, sta assorbendo per intero la discesa. Stesso titolo, esperienze opposte.
Il discorso vale anche per gli ETF sui metalli critici o sulle terre rare. Questi prodotti raggruppano proprio società come MP Materials e i produttori cinesi, quindi il colpo si sente anche lì. Chi li ha scelti come piccola quota tematica dentro un portafoglio ampio subisce un graffio, non una ferita.
Chi invece ha concentrato i risparmi su questo tema, convinto che la guerra commerciale fosse permanente, scopre la regola dei temi geopolitici: sono doppiamente rischiosi. Salgono in fretta quando la tensione cresce, scendono altrettanto in fretta quando un comunicato riporta il sereno. Nessuna analisi di bilancio ti protegge da una stretta di mano tra diplomatici.
Va detto senza allarmismi. I ricavi di MP Materials crescono a doppia cifra, gli impianti americani esistono e producono. Il mercato non sta dicendo che le terre rare non servono più, sta solo togliendo l’urgenza che aveva gonfiato i prezzi. E i fondi pensione tradizionali, con la loro ampia diversificazione, sentono questi movimenti in misura minima.
Cosa guardare nelle prossime settimane? Primo, la scadenza della tregua a gennaio: ogni segnale su un rinnovo o su una rottura muoverà di nuovo il settore. Secondo, la prossima trimestrale di MP Materials, per capire se il ritmo dei 108,5 milioni di ricavi si conferma. Terzo, il comportamento dei fornitori cinesi segnalato da Reuters: se le spedizioni verso gli Stati Uniti riprendono, il premio da paura potrebbe ridursi ancora.
Come sempre, i risultati passati non garantiscono quelli futuri, e i titoli legati alla geopolitica lo ricordano più spesso degli altri.

