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Stellantis bocciata due volte, -48% in un anno: che fine fanno le ex FCA nel cassetto?

Berenberg e Morgan Stanley tagliano il giudizio sul gruppo dell'auto, il titolo scivola sotto i 4,16 euro e viaggia a metà del valore di gennaio. Ecco cosa c'è dietro e cosa significa per chi lo tiene in portafoglio.

Linea di montaggio di automobili in uno stabilimento produttivo

Stellantis continua a perdere terreno in Borsa. Nel giro di pochi giorni due grandi banche d’affari, Berenberg e Morgan Stanley, hanno abbassato il loro giudizio sul gruppo dell’auto. Il titolo ha ceduto e, secondo l’analisi di MilanoFinanza del 20 settembre, è finito sotto la soglia dei 4,16 euro.

Perché dovrebbe interessarti? Perché Stellantis è uno dei titoli più diffusi tra le famiglie italiane, spesso ereditato dai tempi di FCA e tenuto nel cassetto per anni. Oggi quel cassetto pesa molto meno: la scheda del nostro sito segna -48,4% negli ultimi dodici mesi.

Il numero che colpisce è la distanza dal massimo. Il 5 gennaio 2026 l’azione valeva 9,851 euro. Oggi quota 4,248 euro. In meno di nove mesi il valore si è più che dimezzato, con un minimo recente a 4,1535 euro toccato il 18 settembre.

La scintilla è arrivata il 16 settembre. Quel giorno StellantisSTLA4,25▲ +1,06%StellantisSTLA4,25 €▲ +1,06%Cap.12,31 Mld €P/E4,23Div.11,13%Stellantis N.V. è tra i maggiori produttori automobilistici al mondo, nato nel 2021 dalla fusione di FCA e Groupe PSA. Riunisce 14 marchi, tra cui FiaApri la scheda → ha chiuso a 4,341 euro, in calo del 3,27%, con un minimo di seduta a 4,316 euro. Da lì le vendite non si sono più fermate e la settimana si è chiusa con un -5,4%, tra i peggiori risultati di tutte le schede del sito.

Stellantis bocciata da Berenberg e Morgan Stanley: cosa non torna agli analisti

Berenberg ha portato il giudizio da “Buy” a “Hold”, cioè da comprare a mantenere. Ma il colpo vero è sul prezzo obiettivo, il valore che la banca ritiene ragionevole per il titolo: tagliato da 7,80 euro a 5,10 euro. Un ridimensionamento netto, non una limatura.

Dietro quel taglio ci sono i conti. Berenberg ha ridotto del 15% le stime di utile operativo per il triennio 2026-2028. Per il 2026 si aspetta ora circa 2,674 miliardi di euro. In parole semplici: la banca pensa che la macchina Stellantis guadagnerà meno di quanto immaginava pochi mesi fa.

Morgan Stanley è andata oltre, con un giudizio “Underweight”, che suggerisce di tenere il titolo meno del normale in portafoglio. Il motivo sono i timori sui margini, cioè su quanto resta in cassa per ogni auto venduta. Quando due banche indipendenti arrivano a conclusioni simili nella stessa settimana, il mercato ascolta.

Il dato più concreto riguarda l’Europa, il cortile di casa del gruppo. La quota di mercato è scesa da circa il 20% del 2021 a circa il 15% nel primo semestre 2026. Tradotto: nel 2021 una vettura nuova su cinque era Stellantis, oggi meno di una su sei. Quote perse che non si recuperano in un trimestre.

Il contrasto con il resto del listino è stridente. Nella stessa settimana in cui Stellantis perde il 5,4%, AMD guadagna il 13,5% e l’ETF Amundi sui chip di memoria sale del 12,8%. I soldi degli investitori corrono verso i semiconduttori e girano le spalle all’auto tradizionale.

Un dettaglio va notato: il nuovo obiettivo di Berenberg, 5,10 euro, resta sopra il prezzo attuale di 4,248 euro. Eppure il giudizio è “Hold”, non “Buy”. Significa che la banca vede spazio, ma non abbastanza fiducia per consigliare acquisti. È il ritratto di un titolo in attesa di prove.

Stellantis nel cassetto: cosa significa il -48% per i tuoi risparmi

Partiamo dal caso più comune, chi ha il titolo in portafoglio da tempo. Con un calo del 48,4% in dodici mesi, 1.000 euro investiti un anno fa valgono oggi circa 516 euro. Chi ha comprato vicino ai massimi di gennaio sta peggio: quasi il 57% del capitale evaporato in nove mesi.

Poi c’è chi non ha mai comprato Stellantis direttamente, ma la possiede senza saperlo. Il titolo fa parte del FTSE MIB, l’indice delle grandi di Piazza Affari. Chi ha un ETF o un fondo che segue quell’indice ha una fetta di Stellantis in portafoglio. Piccola, diluita tra decine di società, ma c’è.

La soglia dei 4,16 euro merita due parole. È un livello tecnico, cioè un prezzo dove in passato i compratori erano tornati a farsi sentire. Averlo perso, come segnala MilanoFinanza, indica che quella rete di protezione per ora non ha funzionato. Non è una profezia, è una fotografia del momento.

La domanda che molti si fanno è se mediare, cioè comprare ancora per abbassare il prezzo medio, oppure tagliare. Non è una risposta che spetta a una testata. Quello che i dati dicono è chiaro: il problema non è di umore, è di margini e di quote di mercato in Europa. Sono i due termometri da tenere sotto controllo.

C’è poi la tentazione del rimbalzo. Dopo un calo così violento, un recupero tecnico di qualche punto percentuale è sempre possibile. Ma un rimbalzo non cancella un giudizio di due banche né una quota di mercato scesa di cinque punti in cinque anni. Serve distinguere il rumore di una seduta dalla direzione di fondo.

Nelle prossime settimane tre cose contano davvero. La prima è la tenuta del minimo di 4,1535 euro: se regge o cede dice molto sulla fiducia residua. La seconda sono i dati sulle immatricolazioni in Europa, perché la quota di mercato è il nodo centrale sollevato dagli analisti. La terza è l’arrivo di eventuali nuove note dalle banche d’affari, dopo il doppio taglio di settembre.

Per chi tiene Stellantis nel cassetto, la partita non si decide in un giorno ma sui conti dei prossimi trimestri. E vale la regola di sempre: i risultati passati, in salita o in discesa, non garantiscono quelli futuri.

Avvertenza. Contenuto a scopo informativo, non è consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Investire comporta rischio di perdita del capitale. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.