Mark Zuckerberg ha presentato i conti del terzo trimestre 2026 e Wall Street gli ha presentato il conto. Meta Platforms ha perso quasi il 10% in una sola seduta, quella del 1 ottobre. In poche ore sono spariti circa 175 miliardi di dollari di valore di Borsa.
Perché dovrebbe interessarti? Meta è una delle società più grandi del pianeta e sta dentro quasi tutti gli ETF sul Nasdaq e sulla tecnologia. Se hai un piano di accumulo sull’azionario americano, una fetta dei tuoi risparmi ha sentito il colpo.
Il numero che ha fatto scattare le vendite non è il fatturato. È la spesa. Meta ha alzato la previsione sugli investimenti del 2026 a una forchetta tra 125 e 145 miliardi di dollari, soldi destinati soprattutto a data center e chip per l’intelligenza artificiale.
Fino a ieri il mercato premiava chi apriva il portafoglio sull’AI. Stavolta ha fatto il contrario. La differenza sta in una parola che gli analisti ripetono da ore: visibilità. Nessuno riesce ancora a vedere quando e quanto quegli investimenti torneranno indietro.
Meta, la trimestrale che ha deluso Wall Street
Partiamo dai numeri nudi. L’utile per azione si è fermato a 6,18 dollari, contro attese comprese tra 7,14 e 7,22 dollari. Rispetto a un anno fa è un calo del 13%.
Il motivo è nei costi, saliti del 55% a circa 42 miliardi di dollari nel trimestre. Dentro ci sono anche 2,4 miliardi di oneri legali. Ma il grosso è la macchina dell’intelligenza artificiale, che assorbe capitale a un ritmo altissimo.
La reazione dei broker è stata una valanga. Circa dieci case d’affari hanno tagliato il prezzo obiettivo su Meta PlatformsMETA726,92 $▲ +0,24%
Meta PlatformsMETA726,92 $▲ +0,24%Cap.1,88 T $P/E27,17Div.0,28%Meta Platforms controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, con la pubblicità come principale fonte di ricavi e ingenti investimenti su AI e metaverso (RApri la scheda → nella stessa notte. JPMorgan ha declassato il titolo da Overweight a Neutral, portando il target da 825 a 725 dollari.
Wells Fargo è andata giù più pesante: target ridotto da 835 a 640 dollari, con una motivazione netta. Scarsa visibilità sui ritorni dell’AI. In altre parole: spendete tantissimo, ma non ci avete ancora spiegato come rientrerete.
I dati del nostro motore confermano il quadro. Nelle schede monitorate da Giocareinborsa.net Meta è il peggior titolo tech degli ultimi sette giorni, con un -6,7% e un prezzo di 726,92 dollari. Il nuovo target di JPMorgan è praticamente il prezzo di oggi: per la banca, il titolo non ha spazio per correre.
Lo stesso giorno è successo il contrario a Microsoft. Il gruppo ha guadagnato terreno, premiato per una strada di guadagni sull’AI più chiara. Nei nostri dati MicrosoftMSFT512,87 $▼ -0,01%
MicrosoftMSFT512,87 $▼ -0,01%Cap.3,78 T $P/E28,39Div.0,77%Microsoft è leader mondiale nel software e nel cloud (Azure), con una spinta crescente sull'intelligenza artificiale (Copilot, OpenAI). Titolo cardineApri la scheda → è salito del 3,0% in sette giorni, a 512,87 dollari.
Il messaggio di Wall Street è semplice. Spendere in intelligenza artificiale va bene, ma oggi si paga solo chi mostra già dove finiscono i ricavi. Una curiosità dal mondo ARK: il 30 settembre i fondi di Cathie Wood hanno venduto piccole quote di Alphabet, circa 223 mila dollari in tutto. Briciole, ma il clima sulle big tech è cambiato.
Zuckerberg spende 145 miliardi: cosa cambia per il tuo ETF e i tuoi risparmi
Veniamo a te. Se hai un ETF sul Nasdaq 100 o sull’indice mondiale, Meta è uno dei pesi massimi del paniere. Un -10% su un titolo di quella taglia si sente, ma non ti travolge: nello stesso fondo ci sono anche società che ieri sono salite, Microsoft in testa.
È il senso della diversificazione, parola grossa per un concetto semplice: non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Chi invece ha il titolo singolo ha preso il colpo pieno. Per capirci, 1.000 euro in azioni Meta mercoledì sera valevano circa 900 euro giovedì sera.
Anche il fondo pensione di molti lavoratori italiani passa da qui. I comparti azionari globali investono nelle grandi società americane, Meta compresa. L’effetto di una seduta è piccolo e diluito, ma racconta bene da dove arrivano, nel tempo, i rendimenti e gli scossoni della pensione integrativa.
C’è poi un lato che non riguarda il portafoglio ma la vita di tutti i giorni. I social di Zuckerberg sono gratuiti e lo resteranno anche domani. Il punto è un altro: quei 145 miliardi dovranno produrre ricavi, e il mercato vuole sapere come. Finché la risposta non arriva, il titolo resta sotto esame.
Ora la domanda che si fanno in tanti: è un’occasione o una trappola? La risposta non la dà nessuno a tavolino. I fatti dicono che Meta oggi scambia praticamente sul nuovo target di JPMorgan e ben sopra quello di Wells Fargo. Il resto lo decidono i prossimi trimestri.
Cosa guardare nelle prossime settimane. Primo: le prossime indicazioni di Meta sugli investimenti, per capire se la forchetta 125-145 miliardi si allarga ancora. Secondo: i conti delle altre big tech, a partire da Microsoft, per vedere se il mercato continua a dividere chi incassa dall’AI da chi la finanzia soltanto.
Terzo: le mosse dei broker, perché dopo dieci tagli in una notte è difficile che il giudizio sul titolo resti fermo a lungo. Nel frattempo vale la regola di sempre: i risultati passati non garantiscono quelli futuri, e una trimestrale da sola non fa una storia.

