Il petrolio torna a far paura. Giovedì 22 ottobre il Brent, il greggio di riferimento per l’Europa, è salito del 4% e ha chiuso a 113,17 dollari al barile. È il livello più alto da maggio.
Perché dovrebbe interessarti? Perché il prezzo del barile entra ovunque: nel pieno dell’auto, nella bolletta, nel costo delle merci che arrivano al supermercato. E perché molti risparmiatori italiani hanno in portafoglio strumenti che seguono proprio il greggio.
Qui arriva il numero che colpisce. Sul nostro sito l’ETC WisdomTree Brent Crude Oil segna +6,4% in sette giorni e +140,3% in dodici mesi. Il cugino sul WTI, il greggio americano, fa +4,0% in una settimana e +115,2% in un anno.
Sono i due migliori strumenti della settimana nella classifica delle schede del sito. Non per merito di una trimestrale brillante, ma per una crisi geopolitica che a inizio 2026 quasi nessuno aveva messo in conto.
Petrolio a 113 dollari: gli attacchi Houthi e l’ombra dell’Iran
La miccia è in Medio Oriente. Gli Houthi hanno rivendicato attacchi ai siti di Aramco a Yanbu, al giacimento di Shaybah e agli aeroporti di Riyadh e Abha. Colpire l’Arabia Saudita significa colpire il cuore dell’offerta mondiale di greggio.
Poi è arrivata la seconda scossa. Secondo indiscrezioni del New York Times riprese da CNBC, Stati Uniti e Israele starebbero valutando nuovi attacchi all’Iran dopo le elezioni di midterm. Il mercato ha reagito all’istante, senza aspettare conferme ufficiali.
Venerdì 23 ottobre il Brent ha toccato un nuovo massimo da inizio maggio, stavolta sui timori per un versamento di petrolio negli Emirati Arabi. Su base settimanale è la terza settimana consecutiva di rialzo.
C’è un dettaglio che racconta il clima meglio dei grafici. Washington ha ordinato l’evacuazione del personale non essenziale dall’Arabia Saudita per il rischio di escalation. Non è un segnale che si manda quando la situazione è sotto controllo.
E c’è un costo nascosto che pochi guardano: il trasporto via mare. Secondo Goldman Sachs, spostare il greggio costa oggi oltre 20 dollari al barile, contro 3 dollari un anno fa. Un balzo che si somma al prezzo del barile e arriva fino al distributore.
Per capire la posta in gioco basta un dato. La Russia resta il terzo produttore mondiale, dietro Stati Uniti e Arabia Saudita, secondo i dati 2025 di Reuters. Quando il secondo produttore finisce sotto attacco, l’intero equilibrio dell’offerta vacilla.
Il rally del petrolio nel tuo portafoglio: ETC, Eni e il pieno alla pompa
Veniamo a te. Se hai un ETC sul greggio, cioè uno strumento quotato in Borsa che replica il prezzo del petrolio, questo rally lo hai già visto sul conto titoli. WisdomTree Brent Crude Oil (ETC)BRNT102,03 €▲ +4,15%
WisdomTree Brent Crude Oil (ETC)BRNT102,03 €▲ +4,15%WisdomTree Brent Crude Oil è un ETC a replica sintetica sull'indice Bloomberg Brent Crude, basato su futures sul greggio del Mare del Nord — il benchmApri la scheda → quota 102,03 euro, dopo il +140,3% in dodici mesi.
Attenzione, però: questi strumenti vivono di scossoni. Lo stesso motore che li ha spinti in alto, la paura, può spegnersi in un giorno se arriva una tregua o un accordo. Chi ha preso l’ETC per diversificare si ritrova ora con un pezzo di portafoglio molto più pesante di un anno fa.
Vale anche per WisdomTree WTI Crude Oil (ETC)CRUD17,31 €▲ +3,64%
WisdomTree WTI Crude Oil (ETC)CRUD17,31 €▲ +3,64%WisdomTree WTI Crude Oil è un ETC (Exchange Traded Commodity) a replica sintetica che segue l'indice Bloomberg WTI Crude Oil Multi-Tenor, costruito suApri la scheda →, l’ETC sul WTI che quota 17,31 euro. Un rendimento a tre cifre cambia i pesi: una posizione nata piccola può essere diventata la più grande del portafoglio senza che tu abbia toccato nulla. Vale la pena guardare i numeri con calma.
Poi c’è Piazza Affari. Eni, la grande italiana del petrolio, segna +5,8% in sette giorni e quota 27,65 euro. Chi ha il titolo, o un ETF sul FTSE MIB, sente il barile anche senza un ETC dedicato.
Il rovescio della medaglia è alla pompa e in bolletta. Un barile a 113 dollari, con noli marittimi saliti a 20 dollari, tende a scaricarsi sui carburanti e sui trasporti. Guadagni sull’ETC da una parte, paghi di più dall’altra: per molte famiglie il saldo finale non è affatto scontato.
Vale anche per chi non ha nulla di tutto questo. Un ETF globale o un fondo pensione contengono quasi sempre un po’ di energia: quella fetta beneficia del rally, mentre le aziende che consumano molto carburante, dalle compagnie aeree alla logistica, ne pagano il conto.
Cosa guardare nelle prossime settimane? Primo: la frequenza degli attacchi Houthi e la capacità di Aramco di tenere in funzione gli impianti colpiti. Secondo: le elezioni di midterm negli Stati Uniti e le decisioni su Teheran, che possono accendere o spegnere il rally in poche ore.
Terzo: i noli marittimi, il vero termometro del rischio sulle rotte del greggio. Se scendono dai 20 dollari, la tensione si allenta. Una cosa resta vera sempre: i risultati passati non garantiscono quelli futuri, e un +140% in un anno lo ricorda più di qualsiasi altro numero.

