Giovedì 8 ottobre Wall Street ha scoperto quanto pesa un’azienda che non è nemmeno quotata. Il Financial Times ha scritto che i ricavi annualizzati di OpenAI, a fine settembre, erano intorno ai 50 miliardi di dollari. Le stime circolate nelle settimane precedenti parlavano di quasi 70 miliardi.
Un buco da 20 miliardi di dollari nei conti della società di Sam Altman è bastato a far scattare le vendite su tutto il comparto dell’intelligenza artificiale. Nvidia ha chiuso la seduta a -2,94%, bruciando in un solo giorno circa 170 miliardi di dollari di valore di mercato.
Perché dovrebbe interessarti? Perché Nvidia è tra i titoli più pesanti negli ETF sul Nasdaq, sul mercato americano e sull’azionario mondiale. Se hai un piano di accumulo su uno di questi strumenti, giovedì il tuo capitale ha sentito la scossa, anche se non hai mai sentito nominare il bilancio di OpenAI.
Non è stata solo Nvidia. Oracle ha ceduto il 5,48%, AMD il 3,90%, Micron era a -4,79% già prima dell’apertura. Anche Microsoft è finita tra i titoli più colpiti. Venerdì 9 ottobre la paura si è attenuata: nuove indicazioni riportate da Bloomberg hanno rasserenato il clima e il Nasdaq ha aperto a +0,7%.
OpenAI e Nvidia: perché 20 miliardi in meno fanno tanto rumore
Il punto è semplice. OpenAI è un’azienda privata: non pubblica trimestrali, non ha un prezzo in Borsa, non deve rispondere agli azionisti del mercato. Eppure sui suoi numeri si regge una buona fetta delle aspettative che hanno spinto i titoli dell’AI negli ultimi anni.
Quando il Financial Times ha indicato ricavi più bassi del previsto, il mercato ha ragionato in modo lineare. Meno incassi per chi usa l’intelligenza artificiale, meno certezze sulla spesa futura in chip e infrastrutture. E chi vende chip e infrastrutture, Nvidia in testa, ha pagato subito il conto.
Le perdite di valore sono state miliardarie anche per CoreWeave e Oracle, secondo Yahoo Finance. Il contagio non si è fermato agli Stati Uniti: venerdì anche le azioni di SoftBank Group sono scivolate bruscamente, seguendo il ribasso dei titoli legati all’AI.
C’è un dettaglio che vale la pena raccontare. Proprio l’8 ottobre, il giorno del crollo, l’ETF ARK Innovation UCITS ETFARKK8,77 €▼ -1,35%
ARK Innovation UCITS ETFARKK8,77 €▼ -1,35%L'ARK Innovation UCITS ETF porta in Europa la strategia del celebre ARKK americano di Cathie Wood: un portafoglio attivo e concentrato (~40 titoli) suApri la scheda → di Cathie Wood ha venduto 22.500 azioni AMD per 14,2 milioni di dollari e 19.779 azioni Meta per 14,67 milioni. Nella stessa seduta ha alleggerito anche Illumina, Robinhood, Shopify e Cloudflare.
Non è detto che quelle vendite siano una reazione al report. Ma il fatto che una delle gestrici più seguite al mondo abbia ridotto due nomi dell’AI nel giorno peggiore della settimana racconta un clima. Il nervosismo attorno al tema non era un’invenzione dei titoli di giornale.
Lo confermano anche i dati delle schede del sito. Tra i peggiori degli ultimi sette giorni ci sono SK Hynix, a -8,3%, e Teradyne, a -11,2%. Due fornitori chiave della filiera dei chip per l’intelligenza artificiale. SK Hynix, va detto, in dodici mesi resta a +292,8%: la correzione arriva dopo una corsa enorme.
Poi è arrivato venerdì. Wall Street ha aperto con il Dow Jones a +0,1%, l’S&P 500 a +0,4% e il Nasdaq a +0,7%. Broadcom ha guadagnato circa l’1%, Micron lo 0,8%, Marvell lo 0,7%, AMD lo 0,4%. Nvidia ha recuperato lo 0,5%. Un rimbalzo, non un ritorno al punto di partenza.
Nvidia, OpenAI e i tuoi risparmi: cosa è successo davvero nel tuo ETF
Mettiamola in pratica. Chi aveva 1.000 euro investiti direttamente in azioni NVIDIANVDA229,97 $▼ -0,22%
NVIDIANVDA229,97 $▼ -0,22%Cap.5,78 T $P/E30,25Div.0,42%NVIDIA è leader mondiale dei processori grafici (GPU) e l'azienda simbolo della corsa all'intelligenza artificiale, con i data center come principale Apri la scheda → ha visto il controvalore scendere di circa 29 euro giovedì, per poi riprenderne una piccola parte venerdì. Chi ha un ETF sul Nasdaq o sul mondo ha sentito il colpo in forma diluita, perché Nvidia è una voce tra tante.
Il punto non è quel calo, che rientra nelle oscillazioni normali di un titolo tecnologico. Il punto è da dove è arrivato. Non da un bilancio di Nvidia, non da un dato sui suoi chip, ma da un articolo sui conti di un’azienda privata che il mercato non può verificare in modo diretto.
Questo cambia il modo di leggere il tuo portafoglio. Se hai un ETF tech o un fondo pensione con una fetta importante di azioni americane, una parte del tuo rendimento dipende da quanto OpenAI e le altre società dell’AI continueranno a incassare. E quei numeri arrivano a sprazzi, spesso tramite indiscrezioni di stampa.
C’è anche il lato opposto della medaglia. Il rimbalzo di venerdì mostra che bastano nuove indicazioni, come quelle riportate da Bloomberg, per rimettere in moto gli acquisti. Chi ha venduto giovedì sull’onda della paura si è ritrovato venerdì con un mercato che risaliva.
Per chi fa un piano di accumulo la storia è ancora diversa. Un versamento mensile compra quote a prezzi diversi ogni volta. Giornate come giovedì abbassano il prezzo di carico per chi continua a versare; giornate come venerdì lo rialzano. È il meccanismo stesso del PAC, non un’anomalia.
La mossa di Cathie Wood su AMD e Meta ricorda un’altra cosa. Anche i gestori professionali spostano denaro nei giorni di tensione, e non sempre nella direzione che ci si aspetta. Seguire i loro movimenti aiuta a capire il clima, non a prevedere il giorno dopo.
Cosa guardare nelle prossime settimane? Primo: eventuali nuovi dati sui ricavi di OpenAI, da fonti ufficiali o dalla stampa, perché il mercato ha dimostrato di reagire a ogni cifra. Secondo: l’andamento della filiera dei chip, con SK Hynix e Teradyne già in calo da sette giorni. Terzo: le prossime operazioni di ARKK sui titoli dell’AI.
Un giorno a -170 miliardi e il successivo in recupero dicono tutto sulla volatilità di questo settore. I risultati passati non garantiscono quelli futuri, e una notizia su un’azienda privata può pesare sul tuo ETF più di quanto immagini.

