Come abbiamo scelto queste 7
Siamo partiti da uno screening su sedici tra le maggiori società farmaceutiche e biotech quotate, confrontando per ciascuna consenso degli analisti (percentuale di giudizi buy e target medio), fondamentali (margini, crescita dei ricavi, multipli), solidità e rischio. Sono rimaste fuori eccellenze come Johnson & Johnson (upside atteso praticamente nullo secondo il consenso), Novo Nordisk (il mercato dei GLP-1 lo sta vincendo Lilly: solo il 21% degli analisti resta sul buy), Pfizer e Moderna. Quel che resta è una top 7 con una gerarchia chiara: cinque pilastri, un’occasione value e una scommessa ad alto potenziale dichiarata come tale.
1. Eli Lilly (LLY) — il colosso che ha cambiato taglia al settore
Oltre mille miliardi di capitalizzazione: Eli Lilly non è più soltanto una farmaceutica, è la prova che un farmaco può ridefinire un’industria. I GLP-1 Mounjaro (diabete) e Zepbound (obesità) hanno spinto i ricavi in crescita di quasi il 50% anno su anno con margini di gruppo al 33%, e la pipeline — dall’orforglipron orale al donanemab per l’Alzheimer — è costruita per difendere il vantaggio. Il 79% degli analisti è sul buy; il prezzo non è a sconto, ma la qualità raramente lo è.
2. AstraZeneca (AZN) — il miglior consenso del comparto
Se si guarda solo ciò che dicono gli analisti, AstraZeneca è la regina del settore: 90% di giudizi buy e il target medio più distante dai corsi attuali tra le big. Il motore è l’oncologia (Tagrisso, Enhertu, Imfinzi), con l’obiettivo dichiarato di 80 miliardi di ricavi entro il 2030, e i multipli — meno di 14 volte gli utili attesi — raccontano un titolo che il mercato non ha ancora pagato per intero.
3. AbbVie (ABBV) — il patent cliff superato da manuale
Doveva essere la vittima designata della scadenza brevettuale di Humira, a lungo il farmaco più venduto al mondo. Invece AbbVie ha eseguito la transizione da manuale: Skyrizi e Rinvoq generano oggi più ricavi del predecessore al suo picco, la crescita è tornata a doppia cifra e il dividendo (2,7%) continua ad aumentare da oltre cinquant’anni contando l’eredità Abbott. L’81% degli analisti conferma il buy.
4. Vertex Pharmaceuticals (VRTX) — il monopolio con il secondo atto
Nella fibrosi cistica Vertex non ha concorrenti: i modulatori CFTR come Trikafta sono lo standard di cura globale, con margini al 35%. Il punto è il secondo atto, ed è già iniziato: l’antidolorifico non oppioide Journavx apre un mercato enorme, e con la partnership CRISPR è arrivata Casgevy, la prima terapia di editing genetico approvata. Crescita +12,5% e 79% di buy: la biotech di qualità per chi non vuole scommettere.
5. Gilead Sciences (GILD) — la rendita HIV che si rinnova
Il franchise HIV di Gilead è una delle rendite più solide del settore, e con lenacapavir — la profilassi iniettabile semestrale — l’azienda si è comprata il futuro della prevenzione. Il secondo pilastro oncologico (Trodelvy, terapie cellulari Kite) cresce dietro. Target medio a +10%, dividendo del 2,3% e multipli contenuti: il profilo difensivo del gruppo.
6. Regeneron (REGN) — la biotech a prezzo da value
È il paradosso più interessante dello screening: Regeneron cresce del 17% ma si paga appena 13 volte gli utili attesi — multipli da utility, non da biotech d’élite. Dupixent macina record trimestre dopo trimestre, Eylea difende l’oftalmologia e la piattaforma proprietaria di anticorpi continua a produrre candidati. Il 67% degli analisti è positivo: per i pazienti (di Borsa), un ingresso raro a questi prezzi.
7. CRISPR Therapeutics (CRSP) — la scommessa dichiarata, con un avviso
Mettiamola come va messa: CRISPR Therapeutics è l’unico titolo della lista senza utili, e sta qui per convinzione, non per consenso unanime (59% buy). Ma è anche la società che ha portato l’editing genetico dalla teoria alla clinica: Casgevy, sviluppata col partner Vertex, è la prima terapia CRISPR approvata al mondo e i ricavi stanno accelerando da base minima. Il target medio dice +65%, il titolo scambia a un terzo sotto i massimi a 52 settimane, e il capitolo Cathie Wood va raccontato intero: ARK ha accumulato oltre 400.000 azioni tra febbraio e marzo e ha preso profitto parziale a luglio, mantenendo la posizione. Alto rischio, alto potenziale: dimensionare di conseguenza.
Come si comprano, in pratica
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Domande frequenti
Le azioni farmaceutiche sono davvero “difensive”?+
In larga parte sì: la domanda di farmaci non segue il ciclo economico e i colossi del settore hanno flussi di cassa e dividendi stabili. Ma dentro il comparto convivono profili opposti — una big pharma da dividendo e una biotech senza utili non hanno nulla in comune quanto a rischio. Per questo la nostra top 7 dichiara il profilo di ciascun titolo.
Ogni quanto si aggiornano i dati di questa classifica?+
I widget della classifica (prezzi, capitalizzazione, range 52 settimane) attingono in automatico alle schede titolo, aggiornate più volte al giorno. Giudizi e ordine della top 7 sono revisionati periodicamente dalla redazione, con la data di aggiornamento indicata in alto.
Perché Novo Nordisk non è in lista?+
Per onestà verso i dati: il consenso sul titolo si è deteriorato (solo il 21% degli analisti mantiene il buy) e la guerra dei farmaci GLP-1 la sta vincendo Eli Lilly. Resta un’azienda formidabile, ma oggi i numeri indicano altrove.
CRISPR Therapeutics non è troppo rischiosa per questa lista?+
È il titolo a più alto rischio della top 7 e lo scriviamo apertamente: niente utili, volatilità elevata e una tesi che dipende dall’adozione delle terapie geniche. L’abbiamo inclusa perché è l’esposizione più diretta a una tecnologia che ha già superato la prova regolatoria, con la prima terapia CRISPR approvata al mondo — ma va dimensionata come una scommessa, non come un pilastro.
Meglio le singole azioni o un ETF sul settore sanitario?+
Dipende dall’investitore: l’ETF diversifica ed elimina il rischio specifico, le singole azioni permettono di concentrarsi sui leader. Una via di mezzo usata da molti: un ETF come base e una o due convinzioni singole come satellite.









