La Borsa di Tokyo ha fatto un altro scatto. Martedì 6 ottobre il Nikkei 225 ha superato quota 70.200 punti, il livello più alto degli ultimi tre mesi. La spinta è arrivata dal forte rialzo di Wall Street nella seduta precedente e dalle promesse fiscali della premier Sanae Takaichi.
Perché dovrebbe interessarti? Perché il Giappone è dentro quasi ogni ETF o fondo globale venduto in Italia. Se hai un piano di accumulo sul mondo o sul fondo pensione con una quota azionaria, un pezzo dei tuoi risparmi è a Tokyo. E quel pezzo sta correndo da mesi.
I numeri raccolti dal motore del sito raccontano la corsa. Il Nikkei 225 risulta a 69.946,86 punti, con un balzo del 6,8% in sette giorni e del 45,9% in dodici mesi. La rottura di 70.200 arriva dunque in cima a un anno già eccezionale.
Alle 7:30 italiane di oggi l’indice saliva dello 0,9%. Hong Kong guadagnava lo 0,7%, mentre Shanghai era chiusa per festività. Il Kospi coreano, invece, perdeva l’1,5%: in Asia non tutti festeggiano allo stesso modo.
Takaichi, tasse e bond: cosa spinge il Nikkei a 70.200
Il motore politico del rally ha un nome: Sanae Takaichi. La premier ha promesso di ridurre l’imposta sui consumi sugli alimenti e di incentivare gli investimenti domestici. Ha assicurato che le misure saranno finanziate senza nuove emissioni di debito.
Il punto delicato è proprio il debito. Il rendimento del titolo di Stato giapponese a dieci anni è salito al 3,12%, il massimo degli ultimi trent’anni. Eppure gli investitori azionari hanno ignorato i timori legati ai bond e hanno continuato a comprare.
Perché i rendimenti contano? Quando i titoli di Stato pagano di più, lo Stato spende di più per gli interessi. E le promesse di tagli alle tasse diventano più difficili da mantenere. Per ora il mercato ha scelto di credere alla premier.
C’è poi il petrolio, che ha dato una mano. Il greggio è sceso grazie a segnali di aumento dell’offerta dal Medio Oriente. Per il Giappone, che importa quasi tutta l’energia che consuma, un barile meno caro significa meno pressione sui conti delle aziende e delle famiglie.
Dalla banca centrale arriva invece un segnale di attenzione. I verbali della riunione di settembre della Bank of Japan mostrano che i banchieri guardano con più preoccupazione all’inflazione, ancora sopra l’obiettivo del 2%. Tradotto: la politica monetaria potrebbe non restare morbida per sempre.
Infine il lato tecnico, quello che molti trascurano. Pochi giorni fa, il 4 ottobre, l’indice aveva già toccato un massimo intraday di 70.037 punti. Gli analisti di Investing.com lo hanno definito ipercomprato, con RSI elevato: è un indicatore che misura quanto è stata ripida una salita. Quando è alto, il rischio di un ritracciamento sale.
Il Giappone nel tuo ETF: cosa cambia con il Nikkei ai massimi
Partiamo da chi ha scelto il Giappone in modo diretto, con un ETF o un PAC dedicato. Il +45,9% in dodici mesi significa che 1.000 euro investiti su uno strumento che replica l’indice valgono oggi circa 1.459 euro, prima dei costi e senza contare l’effetto cambio. Un rendimento che in Europa pochi indici hanno offerto.
Il cambio, però, è una variabile vera. L’indice si muove in yen, mentre i tuoi risparmi sono in euro. Il risultato finale in tasca dipende anche da come si è mosso lo yen contro la nostra valuta, a meno che l’ETF non copra il rischio di cambio.
Poi c’è la platea più ampia: chi ha un fondo o un ETF mondo. In quel caso Tokyo è una fetta del portafoglio, non il piatto principale. Il rally di Nikkei 225N22569.946,86 JPY▲ +2,40%Nikkei 225N22569.946,86 JPY▲ +2,40%225 società giapponesi: il riferimento storico della Borsa di Tokyo.Apri la scheda → ha contribuito ai guadagni degli ultimi mesi, spesso senza che il risparmiatore se ne accorgesse.
Il segnale di ipercomprato non è un allarme, è un promemoria. Dopo una salita del 6,8% in una sola settimana, le pause sono normali. Chi ha visto la quota giapponese crescere molto in portafoglio può semplicemente chiedersi se il peso è ancora quello che aveva in mente all’inizio.
Vale anche al contrario. Chi non ha Giappone e si sente escluso dovrebbe tenere presente che il mercato ha già scontato molto delle promesse di Takaichi. Entrare oggi significa comprare un indice sui massimi da tre mesi, con tassi obbligazionari al record trentennale alle spalle.
Il quadro resta a due facce. Da un lato tagli fiscali, petrolio meno caro e Wall Street in forma. Dall’altro rendimenti dei bond al 3,12%, una banca centrale più attenta all’inflazione e un indice tirato. Sono le due forze che decideranno il prossimo tratto di strada.
Cosa guardare nelle prossime settimane? Primo: se e come il governo Takaichi trasformerà le promesse in misure concrete, e con quali coperture, visto l’impegno a non emettere nuovo debito. Secondo: la direzione dei rendimenti giapponesi, perché un altro balzo dal 3,12% potrebbe rimettere in discussione la calma degli azionisti. Terzo: le prossime mosse della Bank of Japan sull’inflazione sopra il 2%.
Un anno a +45,9% è un dato da raccontare agli amici, non una garanzia per i prossimi dodici mesi: i risultati passati non assicurano quelli futuri, e ogni decisione va presa in base al proprio portafoglio e ai propri obiettivi.

