Tecnologia

Samsung -7,4%, Musk avverte sulla RAM cinese: per te memorie meno care o ETF in rosso?

Un annuncio tecnico del produttore cinese CXMT ha fatto crollare Samsung e SK Hynix a Seul e il tonfo si è allargato a Nvidia, AMD e CoreWeave. Chi ha ETF sui chip sta già vedendo il conto.

Chip di memoria DRAM su una scheda elettronica Google DiscoverSegui giocareinborsa.net su Google DiscoverSeguici su Google Discover
Fonti preferite GoogleAggiungici tra i preferitiLe nostre analisi più in alto nei tuoi risultati e più spesso in Discover. Gratis, un tap. Aggiungi

Samsung Electronics ha perso il 7,39% a Seul, SK Hynix circa l’8%. L’indice coreano KOSPI è sceso tra il 5,5% e il 6% nelle sedute del 13 e 14 ottobre. Oggi, 15 ottobre, la paura ha attraversato l’oceano e ha colpito anche Nvidia, AMD e Micron.

Perché dovrebbe interessarti? Perché i chip di memoria sono stati uno dei motori più potenti della corsa all’intelligenza artificiale in Borsa. Se hai un ETF sui semiconduttori o un fondo tech globale, una fetta dei tuoi risparmi è legata proprio a questi titoli.

La scintilla è arrivata il 13 ottobre da un nome che in pochi conoscono: CXMT, produttore cinese di memorie. L’azienda ha annunciato progressi su una nuova struttura di cella DRAM, detta 4F2, pensata per immagazzinare più dati in meno spazio di silicio. Tradotto: memorie più efficienti, prodotte in Cina.

A dare fuoco alle polveri ci ha pensato Elon Musk. Sui social ha scritto che la Cina produrrà “una grande quantità di RAM” nel 2028. Un messaggio breve, letto da milioni di persone, che ha trasformato un annuncio tecnico in un caso globale.

Samsung e SK Hynix: perché un annuncio cinese ha fatto crollare i chip di memoria

Il mercato delle DRAM, le memorie che fanno girare server e computer, è dominato da due colossi coreani. Samsung e SK Hynix hanno beneficiato per mesi della scarsità di memorie, con prezzi alti e profitti record. Un nuovo concorrente cinese cambia la storia.

CXMT non parla di un futuro lontano. Prevede di lanciare un prodotto di memoria per server basato sul nuovo design entro la fine del 2026. È il segmento più ricco, quello alimentato dai data center dell’intelligenza artificiale.

In Corea l’allarme è già sui giornali. Una colonna del quotidiano Maeil Business Newspaper avverte di un possibile eccesso di offerta di chip di memoria a partire dal 2029. Più produttori, più chip, prezzi sotto pressione: questo è il timore che ha svuotato i portafogli a Seul.

Il contagio del 15 ottobre è stato ampio. Nvidia ha ceduto circa il 2,5%, Micron il 3,5%, AMD il 6%. Intel ha perso circa il 6,5% e Dell Technologies oltre l’8%. Peggio ancora le società che affittano potenza di calcolo: CoreWeave -10%, Nebius quasi -8%, IREN -12%.

C’è un retroscena che fa discutere. Nella seduta del 14 ottobre Cathie Wood ha comprato 145.319 azioni CoreWeave per il fondo ARKK, un controvalore di 12,7 milioni di dollari. Altre 43.346 azioni sono entrate in ARKW. Poche ore dopo il titolo ha perso il 10%.

I numeri del sito raccontano quanto sia stata brusca la frenata. SK Hynix segna -24,9% in sette giorni, dopo un balzo del 198,7% in dodici mesi. Soitec, il fornitore francese di materiali per chip, perde il 20,1% in una settimana, dopo un +224,7% nell’ultimo anno.

Il tuo ETF sui chip dopo il tonfo di Samsung: cosa guardare adesso

Il modo più semplice per capire l’impatto è guardare un ETF dedicato. L’Amundi Global Memory Chips UCITS ETF, ticker Amundi Global Memory Chips UCITS ETFUNIC17,76 €▼ -9,48%Amundi Global Memory Chips UCITS ETFUNIC17,76 €▼ -9,48%L'Amundi Global Memory Chips UCITS ETF — in precedenza noto come Amundi MSCI Disruptive Technology — replica oggi l'indice Solactive Global Memory ChiApri la scheda →, ha perso il 16,7% in sette giorni e quota 17,76 euro. Chi ci aveva messo 1.000 euro una settimana fa oggi ne ha circa 833.

Lo stesso ETF resta però in positivo del 9,3% su dodici mesi. Chi è entrato un anno fa non ha perso soldi. Chi è entrato nelle ultime settimane, attirato dai rialzi a tre cifre dei titoli coreani, sente invece tutto il peso del calo.

La lezione è concreta. Gli ETF sull’intelligenza artificiale e sui semiconduttori sembrano una scommessa ampia, ma dentro pesano pochi nomi. Un annuncio tecnico di un’azienda cinese poco nota ha spostato miliardi in due giorni. Il rischio di concentrazione non è teoria, lo vedi nel saldo.

E il lato opposto della medaglia? Se la Cina produrrà davvero memorie in grande quantità, il mercato teme prezzi più bassi per le DRAM. Per chi compra un computer o uno smartphone, nel lungo periodo potrebbe non essere una cattiva notizia. Ma l’orizzonte indicato è il 2028-2029, non domani.

Intanto non tutti vendono. Tra gli insider di TSMC, il più grande produttore di chip al mondo, due dirigenti hanno comprato piccoli lotti di azioni il 7 ottobre. Cifre minime, poche migliaia di dollari, ma un segnale che dentro l’industria non tutti vedono il cielo cadere.

Il quadro resta nervoso anche per i big. NVIDIANVDA216,50 $▼ -2,17%NVIDIANVDA216,50 $▼ -2,17%Cap.5,52 T $P/E28,61Div.0,44%NVIDIA è leader mondiale dei processori grafici (GPU) e l'azienda simbolo della corsa all'intelligenza artificiale, con i data center come principale Apri la scheda → è scesa meno delle società di memorie, ma il mercato si chiede se la fame di chip per l’AI reggerà a un’offerta più abbondante. Per chi ha un fondo globale, Nvidia pesa molto più di Samsung: il giudizio su questo tema conta per tutti.

Nelle prossime settimane tre cose meritano attenzione. Primo: se CXMT confermerà il lancio del prodotto per server entro fine 2026. Secondo: le prossime trimestrali di Samsung e SK Hynix, dove si vedrà se i prezzi delle memorie tengono. Terzo: le mosse di Cathie Wood su CoreWeave, dopo acquisti arrivati a ridosso del crollo.

Il mercato delle memorie ha sempre vissuto di cicli, con boom e frenate. I risultati passati, anche quelli spettacolari degli ultimi dodici mesi, non garantiscono quelli futuri.

Avvertenza. Contenuto a scopo informativo, non è consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Investire comporta rischio di perdita del capitale. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.