Energia

Petrolio raddoppiato in un anno, Brent a 108,83 dollari: Hormuz è già nei tuoi risparmi?

Trump respinge la proposta di pace dell'Iran e il barile riparte: Brent a 106,73 dollari dopo un picco a 108,83. L'ETC WisdomTree sul Brent segna +101,9% in dodici mesi e Eni guadagna il 5,4% in una settimana.

Petroliera in navigazione nello Stretto di Hormuz con il petrolio ai massimi dopo lo scontro tra Trump e Iran

Il petrolio torna a correre. Nella seduta di oggi, lunedì 28 settembre, il Brent è salito del 2,3% a 106,73 dollari al barile, dopo aver toccato in giornata un massimo di 108,83 dollari. Il WTI americano guadagna il 2% a 94,25 dollari.

La causa ha un nome preciso: Donald Trump. Secondo quanto riferito ad Axios domenica, il presidente americano ha respinto la proposta di pace condizionata presentata dall’Iran. Teheran ha risposto nel giro di poche ore: nessun ammorbidimento delle richieste sullo Stretto di Hormuz.

Perché dovrebbe interessarti? Da quello stretto passa circa un quinto del petrolio mondiale. Ogni volta che la tensione sale, il prezzo del barile si muove in pochi minuti. E il barile finisce nel serbatoio della tua auto e nelle bollette di casa.

C’è poi un numero che colpisce più di tutti. L’ETC WisdomTree Brent Crude Oil, che replica il prezzo del petrolio del Mare del Nord, segna +101,9% negli ultimi dodici mesi. In un anno il valore è più che raddoppiato.

Trump, Iran e Hormuz: perché il Brent sfiora i 109 dollari

Trump ha usato parole nette. L’Iran, ha detto, ha “esagerato le proprie carte” nel negoziato. Il mercato ha tradotto subito: Brent sopra i 106 dollari, WTI verso i 94.

Non è un fulmine a ciel sereno. Già il 9 settembre il Brent era balzato del 3,4% a 101,21 dollari, massimo dal 22 maggio, dopo gli attacchi alle petroliere nel Golfo Persico. Da allora la soglia dei 100 dollari è diventata la nuova normalità.

In agosto Trump aveva scelto la linea del blocco navale contro l’Iran, preferendola a nuovi raid aerei. Lo aveva detto pubblicamente il 10 agosto. Da allora la partita si gioca soprattutto sull’acqua, proprio intorno a Hormuz.

Goldman Sachs ha messo un numero sullo scenario peggiore. La banca americana stima una probabilità crescente che il Brent superi i 120 dollari, se gli attacchi nello Stretto dovessero intensificarsi. È il calcolo di una grande banca, non una certezza.

La settimana ha già premiato chi era sul petrolio. Nella classifica dei migliori sette giorni del nostro sito, l’ETC sul Brent (WisdomTree Brent Crude Oil (ETC)BRNT86,52 €▲ +0,45%WisdomTree Brent Crude Oil (ETC)BRNT86,52 €▲ +0,45%WisdomTree Brent Crude Oil è un ETC a replica sintetica sull'indice Bloomberg Brent Crude, basato su futures sul greggio del Mare del Nord — il benchmApri la scheda →) segna +3,9% e quota 86,52 euro. Quello sul WTI (CRUD) è a +3,2%, a 15,14 euro, con +85,1% in dodici mesi.

Tra le azioni spicca Eni. Il colosso italiano guadagna il 5,4% in sette giorni e vale 24,725 euro. La logica è semplice: quando il greggio sale, chi lo estrae e lo vende incassa di più.

Il petrolio a 106 dollari nel tuo portafoglio e nel tuo pieno

Veniamo a te. Se hai un ETC sul petrolio, oggi hai visto il valore muoversi per una crisi lontana ma concretissima. Un ETC è uno strumento quotato in Borsa che segue il prezzo di una materia prima. Sale e scende con il barile, senza filtri.

Magari non lo sai, ma il petrolio può essere nei tuoi risparmi anche senza averlo scelto. Molti ETF sulle materie prime lo includono tra i pesi principali. Molti fondi hanno in pancia titoli energetici come Eni. Il rialzo di oggi si riflette anche lì.

Il rovescio della medaglia è in strada. Un barile a 106 dollari significa carburante più caro alla pompa e trasporti più costosi. Alla fine il conto si scarica sui prezzi di quello che compri. Il guadagno sull’ETC e la spesa al distributore sono le due facce della stessa notizia.

Attenzione poi a quel +101,9%. Un raddoppio in un anno dice quanto il petrolio sia stato forte, ma anche quanto sia nervoso. Chi entra oggi compra a prezzi che un anno fa non esistevano. Chi c’era già ha un guadagno che può ridursi in fretta se un accordo dovesse riaprirsi.

Anche Eni (ENI.MI) merita uno sguardo da chi ha Piazza Affari in portafoglio. Con il +5,4% della settimana il titolo ha corso più degli stessi ETC sul greggio. Ma una notizia diplomatica può cambiare il segno in una sola seduta, nell’una e nell’altra direzione.

Cosa guardare nelle prossime settimane? Primo, le notizie dallo Stretto di Hormuz: ogni attacco a una petroliera muove il barile. Secondo, le mosse di Trump e la risposta di Teheran, perché un negoziato riaperto toglierebbe pressione ai prezzi. Terzo, la soglia dei 120 dollari indicata da Goldman Sachs, il livello che il mercato tiene d’occhio.

I risultati passati non garantiscono quelli futuri: il +101,9% dell’ultimo anno racconta il passato, non la prossima seduta.

Avvertenza. Contenuto a scopo informativo, non è consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Investire comporta rischio di perdita del capitale. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.