Settimana da dimenticare per chi ha chip e tecnologia in portafoglio. Nvidia ha chiuso mercoledì 14 ottobre in calo di oltre il 3%, trascinando con sé tutto il settore dei semiconduttori. Venerdì 16 il Nasdaq ha perso un altro 2,1% e ha chiuso la settimana a -4,5%, la peggiore dalla fine di giugno.
Perché dovrebbe interessarti? Perché Nvidia è il titolo più pesante dentro quasi ogni ETF tecnologico e dentro i fondi che seguono l’S&P 500 o il Nasdaq. Quando scivola lei, scivola anche il tuo piano di accumulo. E questa volta la scivolata è arrivata in tre giorni di fila.
Il numero che colpisce lo ha dato CNN: giovedì 15 ottobre un indice dei titoli dei chip è sceso per il settimo giorno consecutivo, arrivando a perdere fino al 4,4% durante la seduta. L’S&P 500 ha ceduto l’1,95% nella settimana. Il Dow Jones, pieno di industria e banche, è invece salito dello 0,7%.
La scintilla è arrivata dai prezzi. Il dato sull’inflazione americana di settembre è uscito più caldo delle attese. E un’inflazione che non scende riaccende i timori su nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed. Tassi più alti significano capitale più caro per chi sta costruendo data center a colpi di miliardi.
Nvidia e i chip: cosa c’è davvero dietro la settimana nera
Il punto chiave è questo: non è uscita una brutta notizia su NVIDIANVDA214,13 $▼ -1,43%
NVIDIANVDA214,13 $▼ -1,43%Cap.5,52 T $P/E28,61Div.0,44%NVIDIA è leader mondiale dei processori grafici (GPU) e l'azienda simbolo della corsa all'intelligenza artificiale, con i data center come principale Apri la scheda → come azienda. Nessun calo di ordini, nessun problema di prodotto. Il mercato ha paura del debito che finanzia la corsa all’intelligenza artificiale, e di quanto costerà rifinanziarlo se i tassi restano alti.
Lo confermano i numeri arrivati nello stesso giorno del tonfo. Mercoledì ASML, che produce le macchine per fabbricare i chip, ha pubblicato ricavi record nel terzo trimestre e ha alzato le previsioni per l’anno. La domanda legata all’AI resta forte. Il problema non è la domanda, è il prezzo del denaro.
La paura ha spinto i soldi verso i porti sicuri. I rendimenti dei Treasury decennali sono scesi fino al 5,09% per la corsa ai titoli di Stato. E Apple, con i suoi incassi stabili, è diventata il rifugio dentro la tecnologia: la capitalizzazione ha superato i 5.000 miliardi di dollari.
Il colpo più duro lo ha preso l’Asia. Il listino coreano KOSPI è sceso del 12% in cinque sedute, trascinato dai produttori di memorie come SK Hynix. Chi ha un ETF sui mercati emergenti o sull’Asia ha sentito la botta, anche senza avere un solo titolo americano.
Nel mezzo c’è stata anche una seduta di sollievo. Giovedì 15 il Dow Jones è salito di circa 600 punti (+1,1%) e l’S&P 500 dello 0,33%, spinto dai titoli sanitari. Poi venerdì le vendite sono ripartite. È il classico mercato che prima rimbalza e poi ricade, segno che l’incertezza non è finita.
Un dettaglio dai nostri dati sulle operazioni degli insider: il 13 ottobre, un giorno prima del tonfo, la direttrice finanziaria di Microsoft, Amy Hood, ha venduto azioni per circa 3,9 milioni di dollari in tre operazioni. Vendite programmate di questo tipo sono normali per i manager, ma il tempismo fa parlare.
Il tuo ETF tech dopo il tonfo di Nvidia: i numeri da guardare
Guarda la lista dei peggiori titoli della settimana tra le schede del nostro sito e capisci subito la portata dell’ondata. Teradyne -15,3%, Bloom Energy -15,6%, Soitec -16,8%, FuelCell Energy -20,6%, SK Hynix -20,7%. Sono tutti nomi della stessa filiera: chip, memorie ed energia per i data center.
Ma c’è un secondo numero che cambia la prospettiva. Soitec, nonostante il crollo, resta a +228,2% in dodici mesi. SK Hynix a +181,1%. Chi è entrato un anno fa su questi titoli, dopo una settimana così, è ancora largamente in positivo. Chi è entrato a settembre, no.
Facciamo un conto semplice. Con 1.000 euro in un fondo che replica il Nasdaq, la settimana a -4,5% vale circa 45 euro in meno, cambio a parte. Non è la fine del mondo, ma per chi ha concentrato tutto sui chip la perdita è stata tre o quattro volte più grande.
Dall’altra parte della lista ci sono i titoli che hanno fatto da paracadute. Eli Lilly +6,3%, UnitedHealth +6,1%, Roche +5,3%, e anche Leonardo a Piazza Affari con +5,8%. Il settore sanitario e la difesa hanno attirato i soldi in fuga dalla tecnologia. Chi ha un ETF mondiale ha visto questi rialzi compensare in parte i cali.
Ecco la lezione pratica della settimana, senza prediche. Un portafoglio tutto chip e AI vive di settimane a +20% e di settimane a -20%. Un portafoglio più largo, con dentro anche sanità, energia e industria, oscilla molto meno. Il Dow in positivo mentre il Nasdaq affonda lo dimostra meglio di qualsiasi teoria.
Il tema del debito sull’AI, poi, non riguarda solo chi ha Nvidia. Riguarda chi ha fondi obbligazionari con dentro le emissioni delle grandi società tech, e chi ha un fondo pensione con una quota azionaria americana. Il costo del capitale è la variabile che unisce tutte queste posizioni.
Cosa guardare nelle prossime settimane? Tre cose. Primo, i prossimi dati americani su inflazione e tassi, perché sono stati loro ad accendere la miccia. Secondo, i conti trimestrali dei grandi nomi della tecnologia, per capire se la domanda resta forte come dice ASML. Terzo, il rendimento dei Treasury decennali: se scende ancora, il mercato sta cercando rifugio.
Nvidia resta il termometro di tutto il settore, e questa settimana ha segnato febbre alta per motivi che vengono dai tassi, non dai suoi bilanci. Tenerlo a mente aiuta a leggere i prossimi saliscendi con più calma. I risultati passati, in ogni caso, non garantiscono quelli futuri.

