Nel settore dei beni di alta gamma, i numeri di LVMH hanno da sempre il valore di un termometro per l’intera economia mondiale: quando i ricchi del pianeta spendono, i bilanci del gruppo parigino volano, mentre al primo accenno di prudenza le vendite ne risentono all’istante. La fotografia scattata sui primi nove mesi del 2026 conferma la straordinaria tenuta complessiva dell’impero di Bernard Arnault, capace di generare decine di miliardi anche in un quadro macroeconomico complesso e geopoliticamente teso.
Eppure, scavando sotto la superficie dei dati aggregati, emerge una spaccatura geografica e settoriale impossibile da ignorare: mentre Stati Uniti, Europa e Giappone continuano a comprare borse e champagne, il mercato cinese ha tirato il freno a mano. Un campanello d’allarme, o una semplice traiettoria prevedibile? La trimestrale di LVMH offre indicazioni chiare, anche se questioni molto più grandi dei numeri potrebbero influire sulle prospettive future di questo segmento.
I numeri del bilancio: 57,1 miliardi totali, corrono gioielli e bollicine ma la moda cala del 5%
Tra gennaio e settembre 2026, LVMH ha messo a segno ricavi per 57,15 miliardi di euro, registrando una crescita organica del +2% rispetto allo stesso periodo del 2025 (il dato reported segna un -2% a causa dell’impatto valutario negativo del 3%). A sostenere i conti hanno pensato soprattutto i comparti ad alta esclusività: orologi e gioielli ha registrato una crescita organica dell’8% nei nove mesi (7,72 miliardi di euro) spinta dalle collezioni record di Tiffany & Co. e Bvlgari, mentre vini e liquori è salita del +5% organico (4,03 miliardi) grazie alla ripresa dello champagne Moët & Chandon e del cognac Hennessy.
Ottimi riscontri anche dalla vendita selettiva di Sephora (+6% organico nei nove mesi a 12,48 miliardi), che continua a espandersi e a guadagnare quote di mercato. La vera nota dolente arriva però dal motore principale del gruppo, la divisione “Moda e Pelletteria” (Louis Vuitton, Dior, Loro Piana, Fendi, Celine), che da sola vale quasi la metà del giro d’affari con 26,39 miliardi di euro nei nove mesi (-2% organico).
Nel solo terzo trimestre, la frenata dei consumatori in Cina ha fatto sentire tutto il suo peso: il fatturato della moda ha subito una contrazione organica del -5% (8,24 miliardi rispetto agli 8,50 miliardi del terzo trimestre 2025). A poco sono bastati i nuovi lanci di Vuitton con il restyling del Monogram, l’apertura del nuovo flagship Dior in via Monte Napoleone a Milano, o il dinamismo di Loro Piana con il centro tessile di Ghemme: il rallentamento della classe media asiatica si è fatto sentire, spingendo la società anche a razionalizzare il perimetro con la cessione di Marc Jacobs a WHP Global e la dismissione di gran parte dei duty-free DFS.
Cicli economici fino a un certo punto..
I conti di LVMH ($MC) dimostrano che il settore del lusso non è immune ai cicli economici, ma resta diviso in due: l’altissima gamma (alta gioielleria e pezzi unici) continua a non conoscere crisi, mentre i prodotti più accessibili subiscono la minore propensione alla spesa del pubblico asiatico. Questo scenario non impone di fuggire dal comparto, ma consiglia approcci ponderati. Gruppi come LVMH dispongono di una diversificazione interna.
Come se la sta cavando in tutto ciò il titolo? Prendendo come riferimento la quotazione proposta al momento attuale su Google Finance, un’azione LVMH è acquistabile a 378,45 euro. Un prezzo che mette in risalto una flessione negativa (attuale) del -1,53%. Dati ancor più negativi nel medio e lungo termine, con il titolo che continua a soffrire del -21,39% in un rage semestrale.

