Il petrolio ha perso quota per la quarta seduta di fila. Il 22 settembre il WTI ha chiuso a New York a 94,97 dollari, in calo dello 0,85%. A spingere giù il greggio è stata l’apertura di Donald Trump a un incontro con l’Iran, che allontana il rischio di nuove tensioni nel Golfo.
Perché dovrebbe interessarti? Perché quando il barile scende, le grandi compagnie petrolifere scendono con lui. ExxonMobil, il nome più conosciuto del settore, ha perso il 3,2% in una sola seduta a metà settembre. E la settimana intera racconta una discesa ancora più netta.
I dati del nostro motore mettono Exxon in coda alla classifica settimanale: -6,5% in sette giorni, con il titolo a 158,71 dollari. Stessa sorte per Chevron, -6,5% a 202,41 dollari. Shell cede il 5,7% a 41,01 euro, Petrobras il 5,2% a 20,76 dollari.
È un movimento corale. Non c’è una singola azienda in difficoltà, ma un intero settore che perde il vento in poppa. E lo fa in pochi giorni, dopo mesi in cui il petrolio caro aveva premiato chi ci aveva puntato.
Exxon e le petrolifere seguono il greggio: cosa è cambiato in una settimana
Basta guardare il calendario. Il 17 settembre il WTI trattava ancora a 101,90 dollari. Il 21 settembre era sceso sotto i 100 dollari, a 98,45 (-1,84%), con il Brent a 102,09. Il giorno dopo, la chiusura a 94,97. Quasi sette dollari in meno al barile in cinque giorni.
Il motore è la politica. L’apertura di Trump a un dialogo con Teheran riduce il timore che una crisi tagli le forniture. Meno paura, meno premio sul prezzo del greggio. Il mercato lo ha messo nei prezzi subito.
Per Exxon (Exxon MobilXOM158,71 $▲ +0,26%
Exxon MobilXOM158,71 $▲ +0,26%Cap.650,92 Mld $P/E21,05Div.2,59%Tra le maggiori compagnie petrolifere integrate al mondo, nata dalla fusione di Exxon e Mobil; opera in esplorazione, raffinazione e chimica.Apri la scheda →) il legame è diretto: vende petrolio e gas, e ogni dollaro in meno al barile pesa sui ricavi attesi. Ecco perché il titolo si muove quasi in tandem con il WTI, nei giorni buoni come in quelli cattivi.
Gli analisti non aiutano a scaldare l’umore. RBC Capital, con Biraj Borkhataria, ha confermato su Exxon un giudizio “Sector Perform”, cioè in linea con il settore, senza vedere nuovi motivi di rialzo. Il target indicato dalla banca resta 180 dollari.
C’è anche chi guarda il prezzo con più freddezza. Una valutazione citata da Investing.com stima che il titolo tratti circa il 27% sopra il suo valore intrinseco. E un indicatore tecnico seguito dai trader, il MACD, è passato in negativo. Segnali, non sentenze.
Attenzione però al contesto. Exxon resta il colosso del settore e ha alle spalle mesi molto forti. Un ribasso del 6,5% dopo una lunga corsa non racconta una crisi, ma un cambio di clima. Sarà il barile a dire se il clima cambia sul serio.
Il tuo ETF sull’energia e le azioni Exxon nel cassetto: il conto della settimana
Qui la notizia entra in casa tua. Molti risparmiatori hanno un fondo sull’energia, spesso preso come scudo contro l’inflazione o per il dividendo delle major. Il nostro monitor mostra l’ETF iShares Oil & Gas Exploration & Production (iShares Oil & Gas Exploration & Production UCITS ETFSPOG30,00 €▼ -4,00%
iShares Oil & Gas Exploration & Production UCITS ETFSPOG30,00 €▼ -4,00%L'iShares Oil & Gas Exploration & Production UCITS ETF (SPOG) replica fisicamente l'indice S&P Commodity Producers Oil & Gas Exploration & Production,Apri la scheda →) a -4,4% in sette giorni, con il prezzo a 30 euro.
Facciamo due conti semplici. Chi aveva 1.000 euro su quel fondo una settimana fa oggi ne vede circa 956. Ma lo stesso ETF segna ancora +38,1% a dodici mesi: chi era entrato un anno fa resta abbondantemente in guadagno.
Ecco il punto vero. Una settimana rossa fa male sul momento, ma va letta accanto all’intero anno. Per chi ha Exxon, Chevron o Shell nel cassetto da tempo, il -6,5% toglie una fetta dei guadagni, non li cancella.
Diverso il discorso per chi è entrato di recente, magari attirato dal petrolio sopra i 100 dollari. Lì il ribasso si sente per intero. È il rischio classico di chi compra un settore dopo la corsa: il prezzo incorpora già le buone notizie.
Le major sono presenti anche nei grandi indici mondiali. Chi ha un ETF globale ne sente un’eco, diluita tra centinaia di titoli. Chi invece ha scommesso solo sull’energia vive il movimento senza filtri, in entrambe le direzioni.
Cosa guardare nelle prossime settimane? Primo: la soglia dei 95 dollari sul WTI, appena bucata, e quella dei 100 sul Brent. Secondo: gli sviluppi concreti del dialogo Trump-Iran, perché un passo indietro riporterebbe il premio sul greggio. Terzo: la classifica settimanale delle major sul nostro motore, per capire se il ribasso si esaurisce o prosegue.
Una settimana non fa una tendenza. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri, e vale sia per il +38% dell’anno sia per il -6,5% degli ultimi giorni.

