Quando un gestore abituato a muovere centinaia di milioni di dollari a Wall Street decide di vendere a ritmo continuo titoli amatissimi dai piccoli risparmiatori per scommettere forte su una nicchia dell’infrastruttura tecnologica, la mossa non è mai casuale. Negli ultimi giorni la strategia di ARK Invest ha preso una piega molto chiara: invece di restare ferma sui soliti nomi che hanno già corso tantissimo, Cathie Wood ha iniziato a smobilitare quote su marchi celebri del software e dell’e-commerce.
Il tutto per convogliare una pioggia di liquidità sui veri motori dell’intelligenza artificiale, quelli che forniscono la potenza di calcolo senza la quale nessun algoritmo potrebbe funzionare. Chi ha in portafoglio titoli analoghi, o comunque è interessato ad esporsi su questi segmenti, dovrebbe cercare di capire dove si sta spostando il flusso dei capitali istituzionali. A tal riguardo, l’ultimo report operativo offre spunti operativi di primissimo piano.
Oltre 16 milioni su CoreWeave, chip Cerebras e cassa pesante su Palantir e Toast
Guardando sotto il cofano delle transazioni registrate il 14 ottobre 2026, l’operazione regina della seduta è senza dubbio l’accumulo aggressivo su CoreWeave (ticker: $CRWV), il colosso del cloud computing specializzato nei cluster di GPU per l’addestramento dei modelli avanzati. L’acquisto è stato condotto su due comparti chiave (come spesso accaduto nel corso degli ultimi mesi). Entrando nel dettaglio nel fondo ARKK sono entrate 145.319 azioni, per un controvalore di circa 12,7 milioni di dollari. In modo parallelo, nel fondo dedicato a internet e cloud, ARKW, Wood ne ha caricate altre 43.346, sborsando ulteriori 3,8 milioni di dollari.
In totale fanno quasi 190 mila azioni (188.665 per l’esattezza) e un investimento aggregato da circa 16,5 milioni di dollari in un solo giorno. La fame di potenza di calcolo è confermata anche dall’acquisto di oltre 44 mila azioni del produttore di super-chip per l’IA Cerebras Systems (CBRS) su ARKK, dall’ingresso di mezzo milione di azioni Kodiak AI su ARKQ e dal ritorno all’accumulo su Meta con oltre 9.500 titoli in ARKW.
Per trovare i soldi per queste puntate, Wood ha continuato a potare posizioni mature o reduci da lunghi rialzi: ha venduto oltre 31 mila azioni di Palantir (PalantirPLTR200,97 $▼ -3,69%
PalantirPLTR200,97 $▼ -3,69%Cap.502,36 Mld $P/E177,89Div.0,00%Palantir Technologies Inc. sviluppa piattaforme software di analisi dati e intelligenza artificiale: Gotham per governi e difesa, Foundry per le impreApri la scheda →) tra ARKK e ARKW, ha tagliato altre 25 mila quote di Shopify (SHOP), ha liquidato più di 337 mila azioni della piattaforma per ristoranti Toast (TOST) (spalmate tra ARKW e ARKF) e ha incassato sul biotech cedendo quasi 700 mila azioni Personalis su ARKG.
Seguire l’infrastruttura dell’IA, ma senza correre pericoli
La rotazione decisa da ARK racconta una tendenza fondamentale: il valore non si sta più concentrando solo su chi sviluppa software o vende servizi digitali agli utenti finali, ma su chi possiede l’infrastruttura fisica – server, data center e schede grafiche interconnesse – necessaria a far girare i modelli. CoreWeave è diventata l’emblema di questa corsa all’oro, noleggiando capacità di calcolo a ritmi serrati e attirando partnership strategiche.
La mossa giusta non è lanciarsi all’inseguimento di ogni singola transazione giornaliera. I titoli legati ai data center e all’hardware specializzato sono reduci da valutazioni molto generose e possono subire forti scossoni se un cliente primario ritarda i rinnovi contrattuali o se i tassi d’interesse pesano sui costi di indebitamento per costruire nuove server farm.

